UNI, Commissione Ambiente: 23 anni di attività

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Di questo e di altro si è parlato nel corso dell’ultima riunione plenaria che la Commissione ha tenuto il 4 luglio scorso presso l’UNI durante la quale i coordinatori dei vari gruppi di lavoro (GL) hanno illustrato lo stato di avanzamento dei rispettivi settori. ct_ambiente_4luglio2012_bisIl GL 1 “Sistemi di gestione ambientale” è attualmente impegnato sulla revisione della norma ISO 14001, la norma storica sui sistemi di gestione ambientale. Il coordinatore del gruppo, Paolo Piagneri, ha sottolineato l’importanza di questa norma sulla base della quale più di 15000 organizzazioni italiane hanno già certificato il proprio sistema di gestione ambientale. Non si tratterà di una revisione “light” ma di un cambiamento importante che toccherà sia i contenuti che la struttura della norma stessa e che risponde a una logica di revisione complessiva di tutte le norme sui sistemi di gestione (dalla serie ISO 9000 sui sistemi di gestione per la qualità alla serie ISO 50000 sui sistemi di gestione dell’energia). Sempre di competenza del GL1 la nuova norma internazionale ISO 14051 “Environmental management – Material flow cost accounting – General framework” – di recentissima pubblicazione – che aiuta le imprese a capire meglio le conseguenze ambientali e finanziarie delle proprie attività in modo da poter facilmente identificare opportunità di miglioramento. In pratica la norma fornisce una linea guida su come equilibrare gli aspetti economici con quelli ambientali identificando le pratiche di utilizzo di materiali ed energia all’interno di una organizzazione al fine di ridurre le perdite e incrementare i profitti. Una cattiva gestione ambientale può infatti influire negativamente sui costi economici di una impresa. A livello europeo e internazionale il GL 4 “Qualità dell’aria” garantisce la presenza di delegati italiani ai tavoli del CEN/TC 264 e dell’ISO/TC 146 dove sono in fase di revisione alcune importanti norme per il settore. A livello nazionale, invece, il gruppo di sta attualmente concentrando sull’elaborazione di un metodo per la determinazione delle emissioni di idrogeno solforato (H2S). I lavori su questo metodo proseguiranno a settembre con una serie di prove interlaboratorio al termine delle quali verrà effettuata una comparazione dei risultati ottenuti che permetterà di disporre di dati statistici importanti. Una volta pubblicato, il metodo potrà essere proposto in sede CEN per l’elaborazione di una norma europea, così come auspicato anche dal coordinatore del gruppo, Domenico Cipriano. Il GL 5 “Suolo e rifiuti” sta portando a termine la revisione della norma UNI 10802 “Rifiuti – Rifiuti liquidi, granulari, pastosi e fanghi – Campionamento manuale e preparazione ed analisi degli eluati sul campionamento” che viene richiamata dal decreto 3 agosto 2005 del Ministero dell’Ambiente sulla definizione dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica. Si tratta di una delle poche norme esistenti su questo argomento e la nuova edizione terrà conto di tutti i lavori normativi portati avanti in questi anni a livello europeo. La sua pubblicazione dovrebbe concretizzarsi già nei prossimi mesi. Dopo la recente pubblicazione della nuova versione della norma UNI 10742 “Impatto ambientale – Finalità e requisiti per la documentazione necessaria allo svolgimento della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale” il GL 6 “Impatto ambientale” si sta ora concentrando sulla revisione di un’altra norma nazionale, la UNI 10745 relativa alla terminologia degli studi di impatto ambientale”. terra_maniDi attrezzature e macchine per la raccolta dei rifiuti ha parlato il coordinatore del GL 8, Gianmaria Baiano. Il gruppo segue a livello europeo i lavori del CEN/TC 183 sulla gestione dei rifiuti e proprio recentemente all’UNI è stata assegnata la segreteria del WG1 “Waste containers” (di cui Baiano è convenor). Il gruppo europeo sta lavorando sui livelli di prestazione dei servizi di igiene urbana e sugli elementi visivi per l’identificazione dei rifiuti, ovvero sulle modalità per contrassegnare i contenitori per la raccolta differenziata. “L’idea -ha suggerito Baiano- è quella di utilizzare una combinazione di colori e pittogrammi per cui qualsiasi persona, in qualsiasi paese europeo si trovi, sia in grado di effettuare correttamente la raccolta differenziata. La cosa più sorprendente è la semplicità assoluta di questo sistema che si è riusciti a realizzare per rendere veramente intuitiva l’identificazione delle tipologie di rifiuti da inserire nel cassonetto”. La norma è stata inviata all’inchiesta pubblica e le osservazioni saranno discusse nella prossima riunione che si terrà nel mese di settembre a Colonia. “Questo vuol dire – ha concluso Baiano – che se si arriverà ad un accordo in tempi ragionevoli la norma potrebbe essere pubblicata entro il 2013, quindi possiamo dire di essere in dirittura d’arrivo!”. Di prossima pubblicazione anche un’altra norma europea sui dispositivi di rilevazione che vengono inseriti all’interno dei cassonetti e che servono, ad esempio, per registrare la quantità di rifiuti introdotti. L’attività europea del gruppo di lavoro è molto ampia e articolata e in questo contesto va senz’altro sottolineato il ruolo primario che gli esperti italiani ricoprono ai tavoli di elaborazione delle norme europee in un settore, quello della raccolta dei rifiuti, che genera un giro di affari stimato di oltre 100 miliardi di euro. Il GL 8 è attivo anche a livello nazionale per la definizione di una norma che stabilisce quali requisiti devono essere inseriti nei capitolati di appalto per l’affidamento dei servizi di manutenzione delle macchine per la raccolta dei rifiuti. Alessandro Manzardo, coordinatore del GL 10 “Gestione ambientale di prodotto” ha illustrato i lavori che il gruppo sta seguendo nell’ambito del comitato ISO/TC 207 “Environmental mamagement” (e in particolare dei sottocomitati 3 “Environmental labeling” e 5 “Life Cycle Assessment”), la cui ultima riunione si è conclusa proprio recentemente a Bangkok. Grande fermento si registra per quanto riguarda l’etichettatura ambientale dei prodotti. La relativa norma internazionale è attualmente in fase di aggiornamento e la revisione terrà conto di tutte le nuove metodologie di “footprinting” che stanno andando avanti anche a livello europeo. Il gruppo sta seguendo inoltre un nuovo progetto, l’ISO/CD 14046 che si occupa di “water footprint” (letteralmente impronta idrica) cioè della definizione di un metodo per misurare l’impatto che la produzione, i processi e l’organizzazione hanno sul consumo di acqua. La pubblicazione di questa norma è prevista entro il 2014. “Di water footprint non si parla ancora molto in Italia – ha dichiarato Manzardo – ma di fatto è un tema che sta interessando molti paesi sia a livello europeo sia mondiale. Stiamo infatti andando incontro ad un periodo di grande scarsità d’acqua dovuta sia ai cambiamenti climatici, sia all’aumento della popolazione mondiale, sia ai processi industriali che inquinano questa importante risorsa. Per questo motivo qualche anno fa – anche a seguito della preoccupazione manifestata da alcune multinazionali con sedi in paesi con scarse risorse idriche – si è avvertita la necessità di sviluppare dei riferimenti metodologici che permettessero al consumatore di riconoscere quei prodotti che effettivamente richiedono una minore quantità d’acqua per essere realizzati. Ci sono molte imprese che hanno consumi idrici importanti e che cercano uno strumento per gestire in modo più opportuno questa risorsa e capire dove intervenire per ridurne il consumo. Da qui il water footprint, una misura che quantifica gli impatti ambientali relativi all’utilizzo della risorsa idrica che è proprio di un prodotto, di un processo o di una organizzazione”. “Ci sono paesi come la Francia – ha concluso Manzardo – in cui sono già stati varati dei provvedimenti legislativi (legge Grenelle) che prevedono che tutti i prodotti in vendita debbano riportare in etichetta il carbon footprint (ossia quanta CO2 viene emessa per produrre quel bene o fornire quel servizio) e il water footprint. Quello che stiamo facendo a livello ISO è cercare di definire un quadro che renda più consapevoli i consumatori, i produttori e i rivenditori in fase di scelta e di acquisto dei prodotti”. ct_ambiente_4luglio2012Proprio di carbon footprint si sta occupando il GL 15 “GHG – Gas ad effetto serra” che interfaccia le attività svolte dal comitato ISO TC 207/SC7 “Greenhouses gas management and related activities” dove si stanno mettendo a punto due progetti su questo argomento. Come già detto, il carbon footprint (letteralmente “impronta di carbonio”) misura l’impatto sull’ambiente delle attività umane in termini di ammontare di gas serra prodotti. Per quanto riguarda l’attività nazionale il GL 15 ha avviato un progetto di norma intitolato “Gas ad effetto serra – Specifiche per la realizzazione del sistema nazionale di gestione del mercato volontario dei crediti di CO2 e derivanti da progetti di riduzione delle emissioni o di aumento delle rimozioni di GHG” alla cui definizione sta partecipando anche il Ministero dell’Ambiente. L’attività del GL 13 “Gestione dei veicoli fuori uso” ha portato alla recente pubblicazione, avvenuta nel giugno 2012, della nuova norma UNI 11448 che definisce le procedure operative per il trattamento di questi veicoli da parte degli operatori dei centri autorizzati (impianti di autodemolizione e rottamazione). La norma ha lo scopo di garantire la tracciabilità dei rifiuti e dei materiali originati dalle operazioni di demolizione dei veicoli a fine vita e di supportare gli operatori economici della filiera nell’individuazione di modalità omogenee di gestione e di classificazione dei rifiuti, valutando le relative problematiche ambientali connesse a questa attività. Altro discorso per quanto riguarda i pneumatici fuori uso la cui attività normativa è gestita a livello nazionale dal GL 14 “Materiali da recupero di pneumatici fuori uso” al quale è stata affidata la segreteria del comitato CEN/TC 366 che segue lo stesso argomento in sede europea. Il comitato – che si è riunito per la prima volta a Milano nello scorso mese di gennaio – intende articolare la propria struttura in quattro gruppi di lavoro che si occuperanno di validare la specifica tecnica CEN/TS 14243 “Materiali prodotti da pneumatici fuori uso – Specifiche delle categorie basate sulle loro dimensioni e impurità, e metodi per la determinazione delle loro dimensioni e impurità” pubblicata nel 2010, di definire le caratteristiche fisiche dei materiali recuperati e le loro applicazioni. “Ogni anno 370 mila tonnellate di pneumatici vengono smontate dai veicoli e devono essere recuperate in modo corretto”, ha dichiarato Giovanni Rimondi (membro del GL14 e rappresentante di Ecopneus). “Il contributo ecologico che si paga in fattura al momento dell’acquisto viene incassato dai produttori di pneumatici che lo convogliano alle società alle quali hanno delegato la responsabilità del post consumo, cioè della gestione del prodotto a fine del normale ciclo di vita. Va ricordato inoltre – ha sottolineato Rimondi – che in passato era il gommista che doveva smaltire i pneumatici a proprie spese e si stima che almeno il 25% dei pneumatici fuori uso finisse in canali non regolari. Questo sistema ha il grande pregio di aver posto sotto controllo tutta la filiera, offrendo la garanzia di una corretta gestione che va dalla fase di raccolta dei pneumatici fuori uso sino al recupero finale dei materiali”. I materiali che vengono ottenuti durante i differenti stadi del processo di trattamento dei pneumatici fuori uso sono sostanzialmente granulati, polverini e ciabattati (ma anche cippato, acciaio e tessile) e vengono utilizzati soprattutto nelle attività di recupero in mescole e di recupero nella produzione di bitumi, ma non solo. Si tratta infatti di prodotti che possono essere utilizzati con grande vantaggio in moltissimi impieghi: come base per i campi da calcio in erba sintetica, come superfici dei campi sportivi e dei parchi gioco, nella realizzazione dei manti stradali e dei pannelli insonorizzanti, dai cementifici e dalle acciaierie. “E’ stata una riunione interessante – ha dichiarato il presidente della Commissione Ambiente Luigino Maggi – che ha offerto una panoramica complessiva di tutte le varie problematiche ambientali attualmente allo studio. Si tratta di argomenti che, al di là dei singoli aspetti tecnici, interessano e coinvolgono tutti i cittadini: mi riferisco ad esempio ai cassonetti per la raccolta dei rifiuti, alla gestione dei veicoli fuori uso e al recupero dei pneumatici. Anche se, a volte, gli aspetti ambientali vengono messi in secondo piano, devo dire che in questo momento le aziende italiane che stanno avendo risultati positivi sono quelle che si occupano della gestione dei rifiuti…. e questo la dice lunga sull’importanza delle tematiche ambientali”. La prossima riunione plenaria della Commissione Ambiente si terrà il prossimo mese di novembre. (Fonte CertineWs)

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