Un operaio sopravvissuto: Bp sapeva della perdita

all’incidente. Tyrone Benton, questo il nome dell’uomo, racconta all’emittente britannica che il sistema di sicurezza difettoso non fu riparato, ma chiuso e che si fece affidamento su un secondo sistema. Benton aggiunge che la responsabilità della manutenzione di quell’attrezzatura era la compagnia proprietaria della piattaforma, la Transocean, la quale ha affermato prima dell’incidente di aver testato con successo quel sistema. Il sistema in questione è il “blowout preventer” (Bop), che impedisce le fughe di gas, il sistema di sicurezza più critico dell’intera piattaforma, in grado di tagliare e bloccare il flusso di petrolio dalla condotta principale e progettato per prevenire disastri proprio come quello accaduto il 20 aprile nel Golfo del Messico. Il “cervello” del Bop sono delle unità di controllo (control pods), che rilevano se vi sono irregolarità. Questo comportamento è stato definito inaccettabile dagli esperti interpellati: se c’è un indizio che il Bop non sta funzionando a dovere, lo si dovrebbe riparare a qualunque costo. Benton ha detto che il suo superiore ha informato via e-mail sia la Bp che la Transocean delle falle appena scoperte. Secondo l’operaio, riparare l’unità di controllo (invece di attivarne un’altra) avrebbe significato un’interruzione temporanea dell’attività di trivellazione sulla piattaforma Deepwater Horizon, che, ha aggiunto, costava alla Bp 500mila dollari (circa 400mila euro) al giorno. (Fonte CertineWs)

 

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