Tomaso Marzotto Caotorta, Segretario IBAN Italian Business Angels Network Association

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Qual’è la funzione dell’associazione Iban nell’ecosistema innovazione italiano?

Nei suoi 13 anni di vita, l’associazione IBAN ha svolto un grande lavoro culturale e di comunicazione su numerosi fronti, dando un forte contributo alla crescita dello strumento dell’Angel Investing in tutto il territorio italiano: i nostri uffici sono a Milano, ma oggi esistono diversi raggruppamenti di business angel organizzati su base geografica (denominati Club di Investitori o BAN – Business Angels Network) che sono molto importanti perché sostengono lo sviluppo imprenditoriale in regioni spesso difficili, fungendo da trait d’union tra centri di ricerca, istituzioni ed enti locali, mondo dell’impresa e dell’investimento: un esempio per tutti, il Ban Lazio, nato nel 2002. Molti nostri associati hanno inoltre formato Club d’investimento, sia tematici che generalisti. Organizziamo frequentemente dei forum d’investimento per favorire il matching tra progetti d’impresa ad elevato potenziale di crescita e gli investitori Informali nel capitale di rischio:qualche tempo fa per esempio, ci ha dato grande soddisfazione il GTIF, il primo forum d’investimento italiano early stage e cross-border dedicato esclusivamente al clean-tech (il nostro partner era la regione svedese di Goteborg).

Vi sono poi alcune nostre attività che possiamo considerare di back-office, ma molto importanti: Iban ha curato numerose pubblicazioni sulla materia dell’angel investing, del business plan, delle modalità di investimento e per chi vuole creare una start up,normative, che oggi sono ampiamente utilizzate come standard di riferimento da tutti quelli che vogliono investire o dare vita ad una startup in Italia.

Inoltre, la Associazione cura annualmente, unica Istituzione in Italia, una indagine sulle operazioni realizzate di capitale di rischio informale.(v. http://www.iban.it/Sintesi_Survey_2012.pdf ) e da questo anno ha lanciato il primo Premio nazionale del Business Angel dell’anno http://www.iban.it/premio-nazionale-business-angel-dellanno/

Come associazione dobbiamo inoltre occuparci di creare un contesto normativo e fiscale più favorevole all’investimento, per cui svolgiamo azioni di lobby a livello locale, nazionale, europeo per l’approvazione di leggi e regolamenti che agevolino e incentivino le operazioni dei business angels. In questo campo, abbiamo dato il nostro contributo al Ministero Sviluppo Economico per la messa a punto della recente L. 221/12 sulla start up innovative.

Facciamo parte di BAE (Business Angels Europe) e siamo tra i fondatori di Eban (europea business angels network) e di Wbaa (World business angels association), cosa che ci porta a partecipare regolarmente a progetti comunitari e meeting internazionali che contribuiscono alla diffusione degli strumenti e delle buone pratiche in materia.

La crisi economica di questi ultimi due anni ha fatto registrare in tutto il mondo una riduzione nel numero di investimenti: in Italia e in relazione all’angel investing come sono andate le cose?

Devo dire che in base ai dati che raccogliamo ogni anno sulle operazioni di investimento dei nostri associati, il quadro emerso lo scorso anno (che copriva l’anno 2012) è stato in linea con le operazioni degli ultimi anni, sia nella quantità (366 operazioni censite, + 30%) che negli importi (33,8 ml/€ -3%); la Survey di quest’anno (per la quale abbiamo raccolto i dati a valere sull’anno 2012) ci restituisce una fotografia non in crescita ma sicuramente confortante, giacchè laddove tutti hanno registrato cali significati (vedi i dati recentemente resi noti da Aifi che parlano di cali nel mercato italiano del private equity e venture capitale in termini di milioni di euro investiti), noi business angel ci siamo attestati sugli stessi numeri dell’anno precedente. Ciò in questo momento costituisce un ottimo dato: per altri dettagli, invitiamo ad esaminare la Survey sul nostro sito www.iban.it

L’associazione Iban rappresenta da oltre dieci anni i Business Angels italiani: cosa è cambiato in questi anni nel mondo delle startup e come sono cambiati gli startupper che bussano alla vostra porta?

Sono cambiate certamente molte cose, ma forse la principale è la qualità dei progetti che circolano; questo fatto è anche conseguenza della maggiore diffusione sul territorio delle strutture dedicate alla creazione d’impresa e del proliferare dei Premi alla nuova imprenditoria, che svolgono ambedue un importante ruolo di selezione e di confronto.
Quanto agli startupper, dieci anni fa erano davvero pochi quelli che avevano una idea precisa di cosa volesse dire presentare una idea progettuale ad un potenziale partner finanziario; oggi, anche grazie al lavoro di Iban, esistono standard di riferimento più precisi e la qualità degli oltre 300 progetti all’anno che ci arrivano, è decisamente migliorata.
Inoltre, credo che l’apertura dei mercati e la fuoriuscita di molti manager dalle aziende, abbia portato ad una crescita dell’intraprendenza e preparazione degli startupper.

Quali requisiti deve avere uno startupper per piacere a un business angel?

La caratteristica principale è certamente la chiarezza espositiva – deve sapere dire le 10 cose giuste, in 10 minuti – e fra queste ci sono: dimostrare di avere una cultura d’impresa ed un impegno di medio termine; essere preparato a modificare il business plan originario; sapere prefigurare una “exit” per gli investitori; essere proprietario di un prodotto/servizio che sia difendibile; sapere agire a livello locale ma pensare a livello globale.
Ovviamente questi semplici concetti non sono sempre presenti nel portatore di progetto e la nostra associazione spesso si occupa di dare un contributo in questa direzione.

Spesso si sente dire nell’ambiente dell’angel investing e in occasioni come i Forum d’investimento, che gli startupper italiani, rispetto ai loro colleghi statunitensi, asiatici o anche dei Paesi dell’Est europeo, sono meno preparati (in termini di finanziari e di business), meno combattivi, meno comunicativi, ma a volte più presuntuosi. E’ vero? e in tal caso, cosa dovrebbero fare secondo il suo punto di vista per “cambiare pelle”?

Credo che forse si scambia per presunzione una non conoscenza di alcune regole del gioco. Quello che consigliamo è di continuare a confrontarsi con altri ambienti, partecipando a vari confronti e occasioni di presentazione, per capire se la propria idea di business è adatta a questi circuiti e per raccogliere una serie di indicazioni per migliorare il proprio progetto

Per gentile concessione di Quotidiano Impresa

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