Mediterraneo, triplicato sfruttamento risorse in 50 anni

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In poche parole, nel 2008 la richiesta di risorse ecologiche da parte degli abitanti del pianeta è stata del 50% superiore alla loro capacità di tenere il passo con la domanda.

Tra il 1961 e il 2008, a causa della crescita della popolazione e della tendenza al consumo, la domanda di risorse rinnovabili e di servizi ecologici nella regione mediterranea è triplicata e dal 2008 l’impronta ecologica della regione (cioè la domanda di bioproduttività sulle aree agricole e marine della terra) ha superato le locali risorse ecologiche disponibili in precentuale superiore al 150%. In pratica, in meno di 50 anni, la regione mediterranea ha quasi triplicato le sue richieste di servizi e risorse ecologiche aumentando il suo deficit ecologico del 230%.

Questa situazione è nota come “overshoot ecologico” e ha, tra le possibili conseguenze, i cambiamenti climatici, la scarsità di acqua, il consumo e il degrado del suolo, la perdita di biodiversità, la crisi alimentare e l’impennata dei costi energetici. Lo rileva il rapporto del Global Footprint Network ”Andamento dell’Impronta Ecologica nel Mediterraneo” (Mediterranean Ecological Footprints Trends), presentato oggi a Venezia nell’ambito della conferenza internazionale “Securing the Competitiveness for the Mediterranean” organizzata dal Global Footprint Network in collaborazione con l’Ufficio Unesco a Venezia.

Secondo il rapporto, il salto di ‘qualità’ verso il superamento della soglia ecologica, l’umanità lo ha compiuto nel 1971 e, stando alle proiezioni, procedendo di questo passo al 2030 sarà necessario il doppio delle risorse ecologiche disponibili nella biosfera per soddisfare una domanda crescente, che va di pari passo con l’aumento della popolazione (+118% tra 1961 e 2008) e dell’impronta ecologica pro-capite (+15%).

Solo nell’area mediterranea, dal 1961 al 2008 la popolazione è passata da 242 milioni a 478 milioni, con un incremento del 96%, mentre l’impronta ecologica pro-capite è aumentata del 52%. Il risultato è stato un aumento del 197% della domanda totale di risorse e servizi ecologici in soli 47 anni.

Nonostante le differenze tra Paese e Paese nell’area del Mediterraneo, il rapporto rileva una generalizzata fragilità ambientale, con la domanda locale di risorse e servizi ecologici di gran lunga superiore alla capacità rigenerativa del proprio patrimonio ecologico.Qui, infatti, tra il 1961 e il 2008, l’impronta ecologica pro-capite è aumentata del 52%. Principale imputata in questo aumento è l’impronta di carbonio, aumentata del 185%. La biocapacità dell’area è diminuita del 16% e il deficit ecologico è aumentato del 230%.

Tutti i Paesi della regione mediterranea sono passati dallo status di creditore ecologico allo status di debitore avendo una domanda di risorse rinnovabili superiore a quelle disponibili localmente. Nel 2008 tre Paesi da soli hanno inciso per più del 50% sull’impronta totale della regione mediterranea: Francia (21%), Italia (18%) e Spagna (14%). L’Algeria ha sperimentato il più grande cambiamento nell’equilibrio nazionale delle risorse ecologiche, passando da una grande riserva nel 1961 ad un grande deficit ecologico nel 2008.

Siria, Tunisia e Turchia sono passati dallo status di creditore ecologico allo status di debitore durante questo stesso periodo, mentre altri paesi del Mediterraneo hanno visto un peggioramento del loro deficit ecologico. Cipro ha sperimentato il più grande aumento del disavanzo e la Giordania il più piccolo. Il Montenegro rimane probabilmente l’unico creditore ecologico della regione (anche se i dati sul Montenegro sono incompleti), ma la sua riserva si sta riducendo.

Nel 2008, i cinque paesi del Mediterraneo con il più alto deficit ecologico totale erano Italia, Spagna, Francia, Turchia ed Egitto. Il Portogallo era l’unico paese della regione mediterranea ad aver notevolmente ridotto il proprio deficit ecologico negli ultimi anni (tra il 1998 ed il 2008 è avvenuta una diminuizione del 18% pro capite). Ma il deficit pro capite nazionale è ancora superiore alla media regionale. Dal 2008, l’impronta ecologica totale della regione ha superato la biocapacità locale: la possibilità degli ecosistemi di fornire risorse e servizi utili per gli esseri umani è stata superata più del 150 %. (Fonte CertineWs)

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