Media Relations, non confondiamole con l’ufficio stampa

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Sebbene le Media Relations per anni abbiano rappresentato per molti quasi un sinonimo per indicare l’ufficio stampa, oggi nell’era dei social media non è più così.

Se è vero che, a tutt’oggi, i rapporti con i giornalisti, redattori e reporter rappresentino ancora la quotidianità di un professionista delle relazioni media, possiamo dire altrettanto anche per i rapporti con i blogger, gli influencer ed altri attori dei media informali.

Come spiegato in ‘Media Relations. Il metodo americano’ un manuale operativo che chiarisce le prerogative di questo settore della comunicazione prendendo spunto dall’esperienza a stelle e strisce dell’autore, Carmelo Cutuli, professionista della Comunicazione e delle Relazioni Pubbliche, oggi siamo in presenza di un panorama media, tra formali ed informali, a dir poco sconfinato e sicuramente non confinabile ai soli media che si affidano ai giornalisti per la produzione dei propri contenuti.

Se quindi oggi, il lavoro di chi fa relazioni media è molto orientanto sulla copertura degli earned media, quindi nell’ottenere copertura attraverso la stampa, sia essa su carta stampata, web o tv-radio broadcasting, una parte sempre crescente è affidata ai paid, owned e shared media, ovvero a tutto il panorama informale dei media, che prevede la possibiità di ottenere copertura attraverso pubbliredazionali, guest post, corporate blog e condivisioni sui Social Media/network.

Questa crescente tendenza, da un lato fa sì che le media relations assumano, in particolare quelle online, un ruolo sempre più importante all’interno delle Public Relations ma dall’altro rischiano, specialmente per i non addetti al settore, di confondersi con altri settori attigui, come il giornalismo e l’ufficio stampa, avendone in comune molti tratti, specialmente sotto l’aspetto degli strumenti operativi.

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