Potere d’acquisto della famiglie “arretrato di 25 anni”. Si taglia su cibo ed elettricità

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Un dato complementare al significativo aumento della povertà. Il miglioramento dei redditi rilevato dall’Istat non basta e le famiglie riducono i beni primari.
Secondo l’Istat nei primi nove mesi del 2013 il potere d’acquisto delle famiglie è calato dell’1,5% nei confronti dello stesso periodo del 2012. Un dato “sottostimato” per il Codacons, ma ancora più preoccupante se analizzato in termini pro capite: “Il potere d’acquisto delle famiglie italiane è arretrato di 25 anni. Ciò è complementare al significativo aumento della povertà negli ultimi anni”, calcola la società di studi economici Nomisma, anche se dopo sei anni di caduta quasi ininterrotta, “si è stabilizzato negli ultimi mesi. Ciò è favorevole alla ripresa che dovrà contare, oltre che sull’export, sulla stabilizzazione dei consumi privati“, sostiene l’economista Sergio De Nardis.
E a poco serve che il reddito disponibile delle famiglie consumatrici sia aumentato dello 0,8% nel periodo luglio-settembre 2013 rispetto al trimestre precedente e dello 0,5% rispetto al corrispondente periodo del 2012, visto che all’incremento non corrisponde appunto una crescita del potere d’acquisto. La conferma, se mai fosse stata necessaria, arriva dall’andamento dei consumi. Con gli italiani che continuano a tagliare la cinghia anche per i beni primari: cibo e corrente.
La Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati Istat parla di “tavola low-cost”: il 62 % delle famiglie ha ridotto quantità e qualità del cibo acquistato, percentuale che però supera addirittura il 70 % nel Mezzogiorno. Inoltre per 6,5 milioni di famiglie i discount sono diventati l’unica alternativa sostenibile.

CertineWs/MGD

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